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Perchè costruire un muro di Vulve?
Di seguito troverai un’intervista del 2012 presa dal sito vice.com di un uomo davvero lungimirante e trovo importanti le riflessioni che ha posto.

Vorrei però prima portarti delle considerazioni su di lui che potranno farti capire perché è così forte la sua opera.
Jamie McCartney ha costruito un muro composto da calchi di vulve, detto questo evita soffermarti allo stereotipo pornografico o all’imbarazzo che scatena sia la parola che la zona stessa. Ricordati che vieni da un’educazione e da una cultura che potrebbero portarti del fastidio ma cerca di andare oltre a questo e approfittane per ampliare i tuoi orizzonti.
Ciò che ha fatto quest’uomo è coraggioso ma soprattutto potente, vedere la natura e capire che le vulve, come i peni, sono diverse da persona a persona proprio come i visi, può farti capire che una forma comune a tutti basata su un'idea di perfezione non è di questo mondo e soprattutto è estremamente noiosa.
La forte rincorsa alla perfezione (decisa da chi non si sa), oltre la mancanza di confronto tra le persone, fa sì che ognuno di noi deve fare un bello sforzo per ammirare e amare ogni parte del proprio splendido corpo, capace di meraviglie se lo si ama. La mancanza di questo amore, al di là dell’esteriorità ma tutto concentrato sull’accoglienza e l’accettazione, può portarci a pensieri che portano forti limiti nel vivere a pieno il nostro corpo, distaccandoci da esso e dal nostro sentire profondo, quello capace di meraviglie e l’unico in grado di infonderci fiducia e autostima.

Ti lascio alla lettura di parte dell’intervista che ti ho anticipato.


VICE: Ciao Jamie! La tua mostra "Skin Deep" è stata appena inaugurata a Londra e include The Great Wall of Vagina . Come sta andando?
Jamie McCartney: In effetti sono molto agitato. Questa mostra a Londra è la prima occasione in cui il Grande Muro viene esposto a un pubblico numeroso. 

Ho letto che negli ultimi quattro anni hai fatto 400 calchi di vagine in gesso, giusto? È un po’ diverso da quello che avevo pensato di fare io, ma credo che funzioni.
La costruzione delle sculture è molto minimalista. Volevo che i calchi parlassero da sé. Era necessario averne il più possibile, perché metterle una accanto all’altra evita che le persone si concentrino su ognuna singolarmente. È un modo per andare oltre le allusioni, alla pornografia. I genitali, se considerati al di fuori del corpo, non sono per niente sexy, e quando sono così numerosi lo sono ancora meno. Inoltre i calchi completamente bianchi eliminano ogni questione di razza o colore. La loro omogeneità permette un confronto semplice e diretto con tutti gli altri calchi.

Come ti è venuta l'idea per quest’opera?
Ho creato una scultura simile chiamata The Spice of Life (Il Gusto della Vita). Era una scultura murale di 18 diverse coppie di genitali e seni. Mi sono accorto che attraverso gli stampi avrei potuto cambiare la vita delle persone in meglio. Ho incluso anche me stesso nell’opera e per la prima volta sono stato in grado di confrontarmi con gli altri. L’unico termine di paragone fino ad allora era stata la pornografia. Temevo di non essere all’altezza, perché non nascondevo un arnese da film porno nelle mutande. Dopo aver realizzato quella scultura, mi sono reso conto di non avere nulla di cui preoccuparmi. Le donne che si sono prestate per i calchi si sono sentite esattamente come me, quindi ho pensato che potesse essere una cosa terapeutica. Quando ho scoperto che la vaginoplastica sta vertiginosamente prendendo campo nel Regno Unito, ho deciso che era il momento di agire.

Ok, passiamo alle cose importanti: dove hai trovato 400 donne disposte ad aprire le gambe per te?
Be’, tanto per cominciare l’ho chiesto a chiunque avesse una vagina. La maggior parte delle donne interrogate ha risposto: “Ma sei scemo?” Invece alcune coraggiose hanno detto di sì, le vere eroine della mia storia. Negli ultimi quattro anni ho fatto più o meno due calchi di vagina alla settimana. Mica male. Credo di averne fatti 12 nel giorno in cui ho lavorato di più. 

Si tratta di un bel po’ di vagine. Che influenza pensi che abbiano avuto su di te?
Fantastica. La gente mi chiede com’è stato lavorare con 400 vagine. Mi piace sottolineare il fatto che in realtà ho lavorato con 400 donne. Ho sentito un sacco di storie e di opinioni che di certo hanno influenzato la mia comprensione su svariate di questioni femminili. Mi piace pensare che mi abbia aiutato a crescere un po’.

Devo dedurre che la tua opinione sulla vaginoplastica non sia esattamente positiva.
Non credo sia una cosa cattiva in sé. Quello che una donna vuole fare con il suo corpo sono affari suoi. Tante donne si sottopongono alla chirurgia e sono felici dei risultati. Quello che obietto è il numero di donne che vi si sottopongono senza avere idea delle differenze di aspetto dei normali organi genitali. Piuttosto che rassicurare le donne sul fatto che non hanno nulla da temere, tanti chirurghi plastici si sentono in diritto di convincerle delle loro imperfezioni. Pensare che i propri genitali siano brutti è un problema psicologico e offrire una soluzione chirurgica come prima risorsa è quantomeno immorale. Una volta ho trovato una foto rubata da uno dei pannelli del Grande Muro sul sito di un chirurgo plastico, che la stava usando per illustrare quanto siano orribili tante vagine. Ero scioccato. Nelle mani sbagliate, questa può diventare un’arma a doppio taglio.

Che ruolo pensi giochi la pornografia in tutto questo?
La prevalenza di labbra minuscole e completamente prive di peli sta di certo rendendo popolare questa estetica. Allo stesso modo, le estreme erezioni degli attori porno stanno portando tanti uomini a soffrire di ansia. È molto triste e totalmente assurdo. È ora che la nostra società cresca per quanto riguarda questi problemi e che tutti si rendano conto che quello che abbiamo tra le gambe è molto meno importante di quello che abbiamo in testa.

Quindi la colpa è del porno?
La colpa è nostra. Di tutti noi. È colpa di ogni persona che abbia mai fatto un commento su un pisello grande o una battuta su un pisello piccolo o su delle labbra grandi. Come società, lo facciamo a noi stessi. Ci vuole davvero poco per far venire un complesso a qualcuno e ci vuole molto lavoro per cambiare le sue convinzioni. Il porno rafforza solo gli stereotipi, è diventato il sostituto dell’educazione sessuale, il che è vergognoso.

Parli anche dell’ansia maschile, ma il tuo lavoro attrae uomini e donne allo stesso modo?
La prima volta che ho esposto la scultura nel mio studio, a maggior parte dei visitatori erano donne, forse con un rapporto di circa 70 a 30.

Quando ho capito che era stato un uomo a rubarmi l’idea della rivoluzione delle vagine, mi sono incazzata ancora di più. Poi mi sono ricordata che le vagine sono abbastanza importanti per tutti. C’è stato qualcuno che ha reagito negativamente al tuo essere uomo?
Sono stato rimproverato da una donna alla mostra, che mi diceva quanto fosse a disagio per il fatto che il lavoro fosse stato fatto da un uomo. Quindi il sessismo è ancora ben vivo. A mia discolpa posso dire che qualcuno doveva farlo. È difficile etichettarmi come l'ennesimo femminista o qualcosa di simile. Alla fine io credo che non importi affatto chi sia stato a farlo. La maggior parte delle persone guarderà solo le immagini senza leggere molto sull’opera. L’importante è che guardino, non il motivo per cui lo fanno.

E le reazioni positive?
Ricevo email da donne e uomini da tutto il mondo che mi ringraziano e si congratulano con me. È molto incoraggiante. Sento di aver fatto qualcosa di buono nella vita.

L’intervista completa di Alice McKeever pubblicata su Vice la trovi QUI

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Pubblicato il 15 dicembre 2015 nella categoria
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