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Questa maledetta voglia di maternità
Il desiderio di maternità è presente in moltissime donne, purtroppo neli nostri percorsi ci capita sempre più spesso di incontrare donne che questo desiderio non riescono a soddisfarlo. Elena, la nostra referente di Vicenza, ha vissuto in prima persona questa devastante esperienza e ci ha donato il suo racconto e la sua esperienza. La condividiamo con tutti voi, nella speranza che possa essere di supporto a qualcuno.? Grazie Elena

La nostra avventura inizia qualche anno dopo il matrimonio quando un po' stufi di sentire la gente che chiede in continuazione “quando mettete su famiglia?” “a quando un pargoletto?” e poi ci sentivamo comunque pronti ad accogliere una vita, quindi abbiamo iniziato la nostra avventura, provando nel modo classico. Dopo quasi un anno di tentativi, piacevoli ben si intenda, mi sono chiesta se ci fosse qualcosa che non andava e quindi ci siamo rivolti ad un ginecologo e da li è iniziata la nostra epopea che farebbe un baffo ad Ulisse.

Una volta accertato che problemi di ovulazione o di sperma non ce n'erano abbiamo fatto di tutto dal controllo dell'ovulazione, con rapporti mirati, alla stimolazione con ormoni e fiale varie per potenziare lo sperma. Nulla ha portato al risultato sperato. Nel frattempo sono passati gli anni e ad un certo punto dopo sofferenze interne, mille sconfitte e dopo che la mia autostima ha toccato il fondo abbiamo pensato di fare la Fivet, siamo giunti a questo punto dopo un percorso molto lungo e doloroso. Il medico ci ha detto subito che le probabilità di riuscire ad avere il nostro tanto desiderato bimbo sono del 21% perché ormai ho 39 anni e le statistiche dicono questo. Abbiamo deciso di provarci comunque perché preferisco avere un rimorso piuttosto che un rimpianto. Sinceramente l'ho presa un po' così alla leggera, all'inizio sono solo degli esami da fare e tante tantissime analisi del sangue ogni tre mesi, inizialmente quelle a valenza un anno poi quelle a valenza sei mesi e in fine quella a valenza tre mesi. Non è stato semplice affrontare questo percorso per noi che viviamo in un paesino di provincia. Non abbiamo trovato supporto o informazioni nella struttura ospedaliera che abbiamo vicino casa, così mi sono informata via web (santo google). Bene dopo varie analisi finalmente si inizia con i controlli dell'ovulazione e con le punture x stimolarla, e vanno tutte fatte sulla pancia, spaventoso per me che ho il terrore degli aghi. Comunque sia è stata una bella esperienza perché mio marito è stato favoloso, ci siamo presi per mano ed abbiamo fatto il nostro cammino, vi assicuro che non è stato semplice ma quando lo si fa con convinzione di tutti e due è una cosa stupenda.

Il prelievo degli ovuli per me non è stata una bella esperienza anche se leggera l'anestesia non è facile da smaltire e poi ho avuto una stranissima sensazione, mi son sentita “svuotata”! Anche se sapevo a cosa servivano i miei ovuli avevo delle emozioni contrastanti e dentro di me mi ripetevo che non l’avrei più fatto.
Il giorno dell'impianto invece è stato il giorno più bello della mia vita, eravamo emozionati ci hanno fatto vedere le foto degli embrioni e dal momento che erano molto belli li hanno portati a blastocisti, che sono degli embrioni di cinque giorni. Per legge, visto che le blastocisti hanno più probabilità di attecchire, ne impiantano solamente 2 e non tre come per gli embrioni di tre giorni. Quel giorno eravamo felicissimi e pieni di amore, mi sentivo piena di luce, non so come spiegarlo ma non mi ero mai sentita così. Ho passato i successivi 5 giorni con le mani nella pancia gli parlavo ed ho esortato anche mio marito a farlo perché si sentissero accolti e ben voluti, ho riposato molto e non sono andata al lavoro (la previdenza sociale prevede la possibilità di avere giorni a casa) perché non volevo correre rischi. Ho sempre cercato di essere positiva ma a volte pensavo di impazzire, passavo dalla felicità infinita alla tristezza più profonda perché mi rendevo conto che qualcosa avrebbe potuto andare storto, portandomi via quei piccoli esserini che abitavano il mio grembo. Purtroppo è successo proprio questo, le mie blastocisti hanno deciso di non restare con noi, è stato devastante in tutti i sensi, è stato un fallimento che mi ha fatto cadere in un baratro dove mi sono rannicchiata in un angolo a piangere e a chiedermi perché, perché a noi non è concessa la felicità di aspettare, perché non a noi!

Poi è nata in me la consapevolezza di non poter avere sempre tutte le risposte e che forse non è stata colpa mia, anche se mi sentivo meno donna, meno moglie, meno tutto!

Non è facile affrontare una cosa del genere come donna ma anche come coppia, bisogna essere uniti e sostenersi a vicenda. Anche i partner, sebbene facciano finta che va tutto bene, si dilaniano dentro, per fortuna dopo un po' anche mio marito è riuscito ad esternare il suo trattenuto dolore.
Inizialmente non voleva esprimerlo, tentava di trattenere la sua pena per sostenere me nei miei momenti di debolezza e disperazione, poi si è lasciato andare, questa volta ci siamo sostenuti a vicenda e vi assicuro che ora siamo più uniti che mai.

La mia rabbia è ancora grande, per quanto io ci stia lavorando, ci vorrà del tempo perché vada via. Sono certa che questa non sarà l'ultima “fatica” che faremo ma prima dobbiamo somatizzare per bene quello che ci è appena successo e vogliamo provare a non pensarci, per un pò, senza nessuna idea… senza nessuna aspettativa.

Scritto da Elena referente per RossoLimone a Vicenza
Pubblicato il 04 novembre 2015 nella categoria
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